Intervista a CHIARA DE NIPOTI, la Signora del caffè

Intervista Chiara De Nipoti – fondatrice ORO CAFFÈ assieme al marito Stefano Toppano 

 

  • Chiara De Nipoti, co-fondatrice assieme a suo marito Stefano Toppano dell’azienda ORO CAFFE’. Correva il 1990: se chiude gli occhi quale è il primo pensiero che le emerge proprio di quell’anno e perché fu così importante per la sua vita?

Fu un anno memorabile perché passai dall’azienda di famiglia, nella quale lavoravo da 10 anni con i miei genitori, alla neo formata azienda Oro Caffè. E’ stato un anno campale, importantissimo per la mia vita sia lavorativa che personale anche perché è nata la seconda figlia Ketty.

La mia famiglia ha sempre pensato che seguissi l’attività imprenditoriale iniziata già dai miei nonni e così feci con molta semplicità dopo gli studi di ragioneria.

Sono sempre stata vocata all’imprenditoria, perché mi è sempre piaciuta… i miei studi in ragioneria – che adoravo – e subito dopo la proposta di farmi entrare nella compagine aziendale della società di famiglia: accadde tutto in modo così lineare.

Ma l’estate del ’90 fu davvero movimentata anche grazie ad una condizione meravigliosa che stavo vivendo, ovvero la gravidanza di Ketty, che nacque proprio in tempo, appena riuscii a finire di curare la chiusura della società familiare, la relativa vendita dell’attività commerciale e l’ingresso ufficiale in Oro Caffè.

 

  • Imprenditrice di successo e mamma. Quale è il segreto per conciliare al meglio i due ruoli?

Non mi sento di dire che ci siano dei segreti o una ricetta specifica. Io credo prima di tutto che si tratti di una condizione interiore, mi spiego: la passione per un determinato lavoro si sente nel cuore, se ci credi fermamente cerchi di risolvere tutte le problematiche che ti si presentano.

 

  • Da bambina, che lavoro immaginava avrebbe fatto da grande?

Forse mi sono sempre sentita a mio agio nell’ambito dell’organizzazione e delle vendite: ammiravo i miei genitori tutto il giorno in negozio e sognavo un giorno di poter continuare la loro attività con passione ed impegno.

 

  • Quale è stata la sua personale sfida lavorativa più grande vinta in questi 34 anni di carriera?

La grande sfida vinta fu l’iniziale passaggio dalla piccola azienda di famiglia ad una impresa (la torrefazione) dal bacino decisamente più vasto, con sbocchi anche all’estero. Avevo calcolato che avrei potuto avere più margini di crescita e non esitai a fare questa scelta, accettando tutti i rischi che poteva comportare.

Un’altra sfida fu la decisione molti anni dopo di cambiare sede di Oro Caffè, di allargarci per poter realizzare un nuovo impianto di torrefazione, anche se sinceramene il nostro bilancio sembrava non supportare questo progetto. Ma la fiducia nelle nostre capacità e la lettura anticipataria del mercato ci hanno sempre guidato positivamente in questi 30 anni. Ricordo comunque piacevolmente l’incoraggiamento da parte del finanziatore quando mi disse che ci avrebbe finanziato solo per la persona che ero perché l’impianto di tostatura di per sé, senza persone capaci a gestire l’investimento, non avrebbe avuto alcun senso.

 

  • Ci racconti la parte più bella del settore a cui appartenete ed il difetto principale.

E’ bello perché posso contribuire ad elevare la qualità di un prodotto scegliendolo personalmente (NDR. Chiara oltre ad essere Presidente CdA ha anche il delicato ruolo di selezionare le materie prime, per dare vita a nuove miscele) e così contribuisco a proporre quello che per me è sempre il meglio.

Le persone conoscono normalmente solo i grandi nomi, il nostro compito è quello di far apprezzare anche le ditte piccole per le loro numerose capacità e peculiarità.

 

  • Quando entra in un bar, indipendentemente dal caffè che le viene proposto, quale è la prima cosa che nota? Cos’è che non deve mancare mai?

Il mio occhio cade subito sulla macchina del caffè, poi noto la pulizia del locale, il tipo di arredamento e anche come viene esposto il merchandising. Certo è anche come vengo accolta, fa una grande differenza.

 

  • Siamo ormai al secondo anno di fila in cui il settore Horeca, che si basa sulle relazioni e la socialità, è stato messo in grossa difficoltà dalla situazione di emergenza legata alla pandemia. In Italia i locali sono da poco stati riaperti del tutto. Lei è fiduciosa per la bella stagione alle porte?

Guai se non lo fossi, ovviamente sì! Io penso che pian piano la situazione potrebbe migliorare a tal punto da pareggiare il bilancio del 2019. Ci crediamo tanto, dal 31 luglio ripartirà anche il settore wedding ed eventi e la ristorazione in senso più ampio. Incrociamo le dita e lavoriamo sodo!

 

  • Chiara, come Pres. del CdA, lei ha la responsabilità principalmente amministrativa delle aziende del gruppo (ndr sono 4 le aziende che fanno parte del gruppo ORO CAFFE’) ma è anche la fine “selezionatrice” del caffè da acquistare. Due ruoli ben diversi. Quale preferisce?

Io li percepisco invece molto vicini come ruoli, nel senso che se un caffè è buono e quindi viene apprezzato dalla clientela, ci saranno anche ritorni economici positivi. Io ritengo di essere una persona che usa la logica: prima viene la qualità del prodotto, poi la bravura delle persone che lo fanno apprezzare, poi una buona gestione amministrativa: tre situazioni coordinate e imprescindibili.

 

  • Lei fa parte anche dell’AIDDA (Ass. Imprenditrici e Donne Dirigenti d’azienda). Secondo lei, perché oggi c’è ancora bisogno di enfatizzare l’importanza del ruolo delle donne nel mondo del lavoro?

Recenti fatti di cronaca – come lo spiacevole episodio della Pres. della Commissione Europea Von Der Leyen in visita da Erdogan – riportano a galla purtroppo una visione sessista del potere da parte di una certa classe di uomini; ma come ha dichiarato la vice di Biden, Kamala Harris, sono convinta anche io che la democrazia si misuri anche in base a come vengono trattate le donne, sul lavoro ma non solo.

Io credo che non ci sia alcuna differenza tra un imprenditore uomo e donna, valgono la capacità, la determinazione e il coraggio; le associazioni femminili come la AIDDA, di cui faccio parte, servono per condividere esperienze e valori tra imprenditrici e godere di approfondimenti del mondo economico e sociale e si cerca di supportare al massimo il lavoro svolto da noi socie.

AIDDA nasce 60 anni fa’ a Torino con obiettivo di dare rilievo alle donne nelle imprese ma oggi è un puro e prezioso terreno di confronto, grazie ai numerosi convegni di approfondimento dei temi più svariati.

Al prossimo W20 in occasione del G20 saremo presenti e per questo appuntamento ci stiamo preparando, condividendo bellissime esperienze e pensieri tra imprenditrici appartenenti ai più diversi settori – che è un’ulteriore ricchezza di questa associazione.

 

  • Anche le vostre due figlie, Elisa e Ketty, sono entrate in azienda. E’ il futuro che lei desiderava per loro?

Egoisticamente lo speravo, comunque ho sempre ripetuto loro che il “fuoco sacro” di cui parlavo prima avrebbero dovuto sentirselo, senza di quello non c’è felicità. Non avrei mai voluto la loro presenza in azienda contro la loro volontà. Evidentemente la passione che ho e che avevo l’ho trasmessa loro.

Ho sempre considerato l’azienda e la famiglia come un’unica entità, mi confidavo con loro anche su situazioni lavorative, come fossero persone adulte, rendendole magari responsabili anzi tempo, perché mi rendevo conto che sono sempre state due ragazze molto responsabili e attente.

Un’immagine che non scorderò mai sono Elisa e Ketty bambine che giocano sui sacchi di caffè, i pomeriggi dopo la scuola.

 

  • Una cena al buio. Con chi le piacerebbe trascorrerla, che ancora non ha mai incontrato nella vita?

Mi piace ritrovarmi a cena sempre con mio marito. Perché? Semplice, non ci siamo ancora stufati di conoscerci.

 

  • Concludiamo con un suo obiettivo che lei vorrebbe vedere realizzato entro la fine di quest’anno.

Vorrei fare una bella festa per i miei 60 anni, che cadranno proprio il prossimo dicembre, per celebrare assieme alla mia famiglia e agli amici di una vita non solo questa bella cifra tonda ma anche – speriamo – la fine di questi due anni complicati e pesanti, anche dal punto di vista umano e interpersonale.